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Migliori asciugatrici, asciugapanni, asciugabiancherie: guida completa, prezzi, opinioni, recensioni

Perché l’asciugatrice batte il metodo tradizionale?

Asciugare i panni all’esterno, all’aria aperta, stendendoli sul classico filo con l’aiuto delle mollette ha alcuni vantaggi: il principale è che si tratta di un “servizio” gratuito e che non incide sull’ambiente, ma bisogna studiare i dettagli per accertarsi che sia davvero così, o se invece i difetti non vanifichino i pregi di questa abitudine.

Tra i lati negativi, infatti, partiamo dal più evidente. Il tempo necessario per l’operazione: non solo quello relativo all’asciugatura, che varierà a seconda della temperatura dell’aria e all’esposizione dei panni al sole, ma anche i preziosi minuti che dovrete investire per stendere i panni e ritirarli dal filo – senza contare la necessità di essere presenti a casa se il clima minaccia pioggia, per intervenire e rimuoverli prima che si bagnino, o di tornare a casa prima di sera per evitare che restino fuori al buio, raccogliendo l’umidità della sera. Inutile dire quanto il tempo, nella società in cui viviamo, sia in tutto e per tutto equiparabile al denaro: ne abbiamo sempre meno a disposizione, e quando possibile preferiamo passarlo con i nostri cari dedicandoci alle nostre passioni.

Un altro problema, spesso sottovalutato, è quello dell’inquinamento. Lo sperimenterete in misura maggiore se vivete in città, ma in certe zone del nostro paese anche chi vive in campagna non ne è del tutto esente. Quando stendete i vostri panni all’aperto, i capi d’abbigliamento raccoglieranno anche tante particelle inquinanti, sotto forma di polveri sottili che salgono verso l’atmosfera: il cosiddetto smog, visibile a occhio nudo nelle città più popolate, e certo quella nebbiolina che vedete fuori dalla finestra non vi invoglia a stendere il bucato sul balcone. Immaginate che bel guaio sarebbe ritrovarsi delle fastidiose macchie grigie su delle lenzuola che prima erano bianchissime: sarete costretti, in alcuni casi, a lavarle un’altra volta da zero, ed ecco che anche i vantaggi in termini economici dell’asciugatura “naturale” si riducono se dovete azionare una seconda volta il ciclo di lavaggio in lavatrice.

Asciugare i panni in casa: perché non conviene farlo?

A prima vista, la soluzione più semplice sembrerebbe banale: se all’aperto il bucato si sporca per via dell’inquinamento e rischia di bagnarsi in caso di pioggia, perché non stenderlo in casa? In realtà, questa procedura è davvero poco conveniente e si rischia di incappare in altri problemi.

Prima di tutto, una questione di spazio. Chi si è trovato ad asciugare i panni in casa lo sa bene, soprattutto se avete per le mani un ingente carico di bucato e avete fretta di trovarlo asciutto in poche ore: ecco che subito parte la corsa a individuare i punti dell’appartamento più caldi e asciutti, spostate lo stendino – molto ingombrante per gli spazi stretti di un corridoio – in prossimità delle finestre per catturare la luce del sole, e disseminate calzini e biancheria su tutti i caloriferi o davanti alle stufe.

Forse avrete già intuito il primo problema: se all’esterno l’energia per riscaldare gli abiti arriva in maniera gratuita dal sole, quella all’interno dell’appartamento proviene invece dal vostro riscaldamento domestico. Se parte dell’energia prodotta dalla caldaia o dalla stufa sotto forma di calore dev’essere destinata all’evaporazione dell’acqua condensata negli abiti bagnati, ne resterà meno per riscaldare gli ambienti della vostra casa. In poche parole, per mantenere la stessa temperatura a cui siete abituati la caldaia consumerà più combustibile e voi pagherete una cifra maggiore a fine mese.

E in cambio, gli abiti stesi in casa cosa vi danno? Altri problemi, in realtà. L’acqua presente al loro interno raffredderà l’ambiente, costringendovi a utilizzare ancora altra energia per il riscaldamento. Poiché quando l’acqua evapora si trasforma in vapore e il vapore occupa uno spazio maggiore: in questo caso, trattenuto dalle stanze della vostra casa come fosse in una “gabbia”, si condenserà sulle pareti esponendovi a seri rischi. Prima di tutto, un fastidioso aumento del tasso di umidità all’interno dell’appartamento. In secondo luogo, l’acqua condensata sulle pareti favorirà l’insorgere di muffe e spore, dannose per la salute: ricordatevi che è un ambiente dove vivete ogni giorno e respirerete quell’aria in grandi quantità, specialmente quella della camera da letto. Certo, basta tenere la finestra aperta per permettere al vapore di riversarsi all’esterno, ma così facendo, nei giorni freddi, perderete il calore faticosamente generato dalla caldaia.

Se siete costretti a far asciugare i panni in casa, magari perché siete in attesa di acquistare finalmente l’asciugatrice dei vostri sogni, il miglior consiglio è ricorrere a un deumidificatore per ambienti, per salvaguardare la salute propria e del vostro appartamento.

Come scegliere un’asciugatrice?

Vediamo, con questa pratica lista, di quali caratteristiche tener conto quando scegliamo un’asciugatrice per la nostra casa. Impareremo così a orientarci nell’ampia offerta che propone il mercato.

  • La tipologia di funzionamento. Elettrica o “a pallone”, a condensazione, a pompa di calore, a gas. Queste le principali, ciascuna coi suoi pregi e i suoi difetti – e ovviamente, diversi costi e consumi.
  • Le dimensioni e la capacità di carico. Se lo spazio che avete scelto per installare la vostra asciugatrice è ridotto, rivolgetevi a modelli slim, a carica dall’alto o a parete per risparmiare preziosi centimetri, optando magari per un cestello a capacità ridotta, 5 kg per esempio, se non fate un uso massiccio dell’asciugatrice.
  • La modalità di installazione. Alcune tipologie di asciugatrice richiedono soltanto un attacco alla corrente elettrica e, possibilmente, un ambiente ben aerato per funzionare correttamente: altre invece, come i modelli a gas, hanno bisogno di un impianto più particolareggiato. Considerate anche che l’accesso all’elettrodomestico dev’essere comodo per l’uso quotidiano, specialmente se soffrite di mal di schiena o avete handicap motori: ci sono alcune soluzioni per semplificarvi la vita, come l’installazione in colonna o un supporto rialzato.
  • I consumi. Le asciugatrici più efficienti, in genere quelle a pompa di calore, si collocano nella classe di efficienza energetica A+++, vale a dire che consumano circa 1 kWh per ogni ciclo di lavoro. Il valore lo stabilisce l’etichetta europea Energy Label, un istituto che controlla e certifica i consumi degli apparecchi elettrici. Altri modelli invece sono più dispensiosi sulla bolletta, occupando la classe B o C.
  • La marca. Le asciugatrici sono ormai un prodotto dalla grande diffusione e ciascuno dei principali produttori di elettrodomestici ne ha qualcuna nel proprio catalogo. Orientatevi senza preoccupazioni verso il brand che preferite, con la sicurezza di trovare macchine affidabili sia che vi rivolgiate a costruttori italiani, tedeschi, europei o americani. Ogni marca, ovviamente, punterà a una tipologia di pubblico diverso, con esigenze peculiare: studiatene le proposte per individuare quella che fa per voi.

Asciugare gli abiti: una questione di scienza

Tutti amano indossare abiti puliti e freschi, ma quanti si occupano volentieri di lavarli e asciugarli? Non molti, perché il processo di pulire gli abiti con acqua e detergenti è inefficiente, lungo e laborioso. Per fortuna le macchine ci vengono in aiuto, e fanno un lavoro superbo nel togliere lo sporco e il sudore che i nostri abiti raccolgono ogni giorno, in genere in meno di due ore. Poi, però, una volta completato il lavaggio, bisogna passare alla fase dell’asciugatura: anche in questo caso gli elettrodomestici possono darsi da fare al posto nostro, ed è il motivo per cui le asciugatrici, una volta scarsamente diffuse rispetto alle lavatrici, stanno comparendo in numero sempre maggiore nelle case dei consumatori italiani.

Se si riesce a comprendere qualche nozione della scienza che sta dietro all’asciugatura degli abiti, scopriremo alcune idee per ottenere il miglior risultato in maniera veloce ed economica. Che processo mettiamo in atto, dunque, quando trasformiamo gli abiti bagnati in abiti asciutti? In una parola: evaporazione: l’acqua è trattenuta dagli abiti allo stato liquido, e col calore si trasforma in vapore, che poi viene evacuato dalla macchina.

Per attivare questo processo serve una giusta dose di energia. Quando stendete i panni ad asciugare all’aperto, questa energia proviene dal sole, mentre il vento aiuta a disperdere l’acqua evaporata nell’atmosfera. Non si spende un euro ad asciugare gli abiti in questo modo, perché il sole è ovviamente una fonte di energia gratuita per tutti, e non si produce nessun tipo di inquinamento. Il tempo richiesto, però, può essere molto lungo e, soprattutto, non controlliamo noi il tempo atmosferico: in assenza di sole, o ancora peggio in presenza di precipitazioni piovose, sarà impossibile asciugare gli abiti secondo i ritmi veloci a cui la società di oggi ci costringe. La nostra giornata lavorativa, in effetti, non si ferma certo per un po’ di pioggia! Le moderne asciugatrici, a ogni modo, sono pensate per limitare i consumi e massimizzare l’efficienza energetica: l’energia che sfruttano è quella elettrica, ottima sostituta di quella solare, con un ridotto impatto sull’ambiente per venire incontro alle recenti preoccupazioni sotto il profilo ecologico.

Quanta acqua contengono gli abiti bagnati?

L’acqua è l’agente pulente più versatile del mondo, ma è impressionante quanta ne vada sprecata quando facciamo il bucato. Una lavatrice datata, ad esempio, riempita a metà carico e impostata sul programma di lavaggio più semplice, consumerebbe circa venti litri d’acqua, che possono anche raddoppiare se si scelgono cicli di lavaggio più accurati.

La maggior parte di quell’acqua viene fatta girare ad alta velocità nella centrifuga e poi evacuata, ma anche le lavatrici più avanzate lasciano una parte di quell’acqua condensata sugli abiti sotto forma di umidità. Il fisico inglese David McKay, durante i suoi studi sull’efficienza energetica, racconta di aver pesato un carico di bucato che all’inizio del ciclo misurava 4 kg e, dopo il lavaggio, era diventato più pesante di 2,2 kg. Il prezzo che si paga per ottenere abiti puliti, dunque, è un peso maggiore del 50% per via dell’acqua utilizzata nel processo.

Bisogna disfarsi di quell’acqua in qualche modo, prima di riporre gli abiti al loro posto. Possiamo vedere questo piccolo rito quotidiano come un vero e proprio problema matematico: come fare a liberarsi di circa 2 kg di acqua nella maniera più veloce e efficiente possibile? Un chilo in più sulla bilancia corrisponde, grosso modo, a un litro esatto d’acqua. Il contenuto di una bottiglia, in pratica: in poche ore, la nostra missione è farlo scomparire. Se facciamo asciugare i panni in casa, appesi a uno stendino, ecco cosa succede: quella bottiglia d’acqua si “separa” dai vestiti come se andasse al rallentatore, e mentre noi non la vediamo si sposta sulle pareti di casa nostra sotto forma di umidità. Provate a pensare a questa prospettiva la prossima volta che appendete i calzini bagnati sul calorifero della camera da letto. Volete davvero gettare in aria un bicchiere d’acqua, proprio dove dormite la notte?

Come si rimuove l’acqua dai vestiti?

Il modo più semplice di disfarsi dell’acqua allo stato liquido è trasformarla in vapore, cioè un gas derivato da un liquido, e il modo più rapido per fare ciò e alzare la temperatura dell’acqua. Le molecole, quando un elemento è allo stato liquido, sono più vicine tra loro, si muovono in maniera più lenta e hanno meno energia rispetto allo stato gassoso. Questo concetto è alla base delle teorie fisiche sulla materia: si immaginano i diversi comportamenti di elementi allo stato solido, liquido e gassoso pensando al continuo movimento delle molecole che li compongono. Se si vuole trasformare un liquido in gas, bisogna introdurre una parte di energia in modo che le molecole si scontrino tra loro e infine rompano il “contenitore” che le trattiene, in questo caso le gocce d’acqua: per “scaricare” questa nuova energia avranno bisogno di più spazio, ed ecco che la loro “evasione” prende la forma di una nuvola di vapore.

Il calore è nostro alleato: rappresenta proprio questa dose di energia, questa spinta che mette in moto le molecole. Alla fine del processo, l’intero liquido sarà evaporato. Le asciugatrici lavorano proprio in questo modo, ma si assicurano anche che il vapore così prodotto si separi del tutto dal cestello in cui abbiamo riposto gli abiti, lasciandoli completamente asciutti.

In questa tabella vediamo un semplice quadro sui consumi delle asciugatrici.

A+++A++A+ABCCAPIENZAKG/ANNOCOSTO PER CLASSE A+++
1221622133303864315 KG57124.4€
1411882473824464996 KG68628.2€
1592122794325055647 KG80031.8€
1772363104805626288 KG91435.4€
1952603415286176909 KG102939€

Il meccanismo che abbiamo descritto può sembrare un complicato esperimento da laboratorio chimico, ma in realtà si tratta di uno di quei fenomeni con cui abbiamo a che fare ogni giorno, anche se non ce ne rendiamo conto. In fondo è lo stesso processo che avviamo quando mettiamo a bollire l’acqua per preparare un piatto di pasta o per bere una tazza di tè. A quel punto, noi abbassiamo o spegniamo la fiamma, ma se la lasciassimo aperta per molto tempo l’acqua evaporerebbe completamente rilasciando vapore nella nostra cucina. Di quanto vapore stiamo parlando? Beh, è possibile calcolare anche questo. Alla temperatura di cento gradi, consideriamo che l’acqua allo stato gassoso occupa un volume maggiore di mille e cinquecento volte rispetto allo stato liquido: asciugare gli abiti all’interno del cestello, quindi, genera davvero una grande quantità di vapore se ripensiamo a quei due litri d’acqua condensati nel bucato, ed abbiamo bisogno di un modo efficiente per disfarsi di quell’umidità senza trasformare la nostra casa in una sauna.

Come abbiamo detto, produrre vapore dall’acqua richiede una grande quantità di energia, che è chiamata “calore latente”. Quanta energia, nello specifico? Supponiamo, come prima, che i capi d’abbigliamento appena usciti dalla centrifuga contengano due litri d’acqua a una temperatura di 15 gradi. L’asciugatrice procede a riscaldare quell’acqua, per prima cosa, portandola a cento gradi: il costo energetico è pari a 700 kiloJoule. Poi trasforma in vapore tutti i due litri d’acqua, utilizzando altri 4500 kiloJoule. In termini più comprensibili e traducibili per la nostra bolletta, l’intero processo impiega 1.4 kilowatt/ora, l’unità di misura che solitamente viene scelta per il consumo energetico, abbreviata in kWh. In sintesi, è come lasciare una lampada a risparmio energetico accesa per una settimana.

I costi delle asciugatrici dipendono proprio da questo. Non sono inefficienti, tutt’altro: svolgono il loro lavoro al meglio, ma non possono certo cambiare le leggi della fisica che, in questo caso, pongono un ostacolo importante al nostro desiderio di avere panni puliti e asciutti in breve tempo: serve molta energia per trasformare acqua fredda in vapore caldo. Consideriamo anche l’energia che viene dispersa nel processo, come quella che va a riscaldare i tessuti degli abiti. Il compito di una buona asciugatrice consiste proprio in quest’ultimo punto e i migliori modelli puntano all’eccellenza: limitare gli sprechi di energia, riutilizzando ad esempio l’aria calda messa in circolo nel cestello, e massimizzare l’efficienza.

Asciugare gli abiti all’aperto: e se la giornata è fredda?

In teoria, è possibile asciugare gli abiti all’aperto anche se la temperatura è fredda. L’energia irradiata dal sole arriva comunque a destinazione, come abbiamo accennato in precedenza: tuttavia, l’intera operazione sarà poco efficiente, lasciandoci preferire il lavoro di un’asciugatrice. Vediamo perché.

Il modo più semplice per disfarsi dell’acqua, l’abbiamo già visto, è farla passare dallo stato liquido allo stato gassoso. Sulla carta, c’è anche un’ulteriore alternativa. Consisterebbe nel portate l’acqua allo stato solido, cioè il ghiaccio, e poi fare sì che il ghiaccio si trasformi in gas per il processo detto “sublimazione”. Con temperature molto fredde, intorno agli zero gradi, questo sarebbe possibile, ma estremamente laborioso e, quel che più ci importa, per nulla conveniente!

Un altro elemento da tenere in considerazione è la pressione: per tornare all’immagine precedente, quella relativa alle molecole che si muovono all’interno di un elemento, la pressione indica proprio lo stato di queste molecole, il “peso” che sopportano, la loro condizione. Insieme alla temperatura, anche la pressione varia di pari passo con le caratteristiche della materia.

Parliamo dell’acqua: ad alte temperature, l’acqua sarà allo stato gassoso, cioè vapore, a meno che anche la pressione non sia molto alta. A temperature basse invece l’acqua diventa solida, cioè ghiaccio, a meno che la pressione non sia ugualmente molto bassa. Operando sulla pressione quindi, si può alterare lo stato delle molecole senza intervenire sulla temperatura.

C’è persino un punto, che potremmo individuare in un diagramma, dove l’acqua si trova al perfetto “incrocio” tra liquido, solido e gas, alla temperatura di 0,01 gradi e con un preciso ammontare di pressione. Questo vuol dire che sì, a certe particolari condizioni, ad esempio con l’aiuto di un vento secco che tiene a bada l’umidità, i panni potrebbero asciugarsi all’esterno anche in giornate particolarmente fredde. Ricordate però quello che abbiamo detto a proposito dell’energia? Anche quella proveniente dal sole si può misurare, così come l’elettricità che paghiamo in bolletta, ma non possiamo controllare la quantità che utilizziamo.

In parole povere, se il clima è freddo i nostri panni assorbiranno una parte talmente piccola di energia solare, che ci vorrà tutto il giorno per far evaporare i nostri due litri d’acqua. Ci sono alcuni accorgimenti da tenere a mente. Anche se il termometro segna zero gradi, alcuni angoli del giardino potrebbero essere più caldi di qualche grado, magari perché riparati da un vetro o da una veranda. Se poi i panni sono esposti direttamente al sole, l’energia arriverà in maniera più “ravvicinata” e come detto in precedenza, un vento asciutto può aiutare a diffondere il poco calore che c’è. Ma se volete percorrere questa strada, in attesa magari di acquistare una più efficiente asciugatrice, dovrete armarvi di molta pazienza!

Dove va a finire l’acqua?

Se le piante potessero parlare, vi direbbero che non è necessario riscaldare l’acqua fino al punto di bollitura per farla evaporare. Una pianta è in grado di trasformare l’acqua in vapore a una temperatura relativamente bassa. Quando il vento soffia tra le fronde degli alberi, ad esempio, l’acqua evapora dalle foglie e diventa vapore che si disperde nell’aria. Questo processo si chiama traspirazione, e quando avviene le piante hanno bisogno di essere idratate in misura maggiore.

Anche il contrario è vero. Se l’aria è ferma, l’umidità può accumularsi sul terreno vicino alle piante, riducendo l’ammontare di acqua che perdono. Parlando in senso generale, far soffiare l’aria intorno a oggetti bagnati significa che l’acqua evaporerà più velocemente, raffreddandoli. Questo è un concetto molto pratico da tenere a mente quando utilizziamo un’asciugatrice. Se vogliamo che i nostri abiti siano completamente asciutti, non è sufficiente che l’acqua residua si trasformi in vapore e si separi dai capi d’abbigliamento, ma quest’ultimo vapore dev’essere interamente rimosso dall’ambiente in cui gli abiti si trovano.

Se il vapore resta nelle vicinanze aumenterà la percentuale di umidità, rallentando l’asciugatura degli abiti ancora bagnati, e allo stesso tempo alcune molecole del vapore rientreranno negli abiti trasformandosi di nuovo in acqua allo stato liquido: e gli abiti saranno di nuovo bagnati! Si tratta di un guaio che succede ogni volta che appendiamo i nostri panni all’esterno in una giornata nebbiosa: è una completa perdita di tempo, perché anche se non piove, dopo qualche ora li ritroveremo bagnati come prima, forse anche di più. Nemmeno il calore può aiutare in questi casi, perché il colpevole è proprio l’alto tasso di umidità presente nell’aria.

Quali sono le condizioni ideali per asciugare i panni?

Riassumendo, ci sono tre fattori che favoriscono l’evaporazione dell’acqua dagli abiti bagnati:

  • Le temperature alte, che aumentano il numero di molecole che passano contemporaneamente dallo stato liquido allo stato gassoso.
  • Il movimento dell’aria, che trasporta il vapore lontano dagli abiti prevenendo la formazione di umidità nell’ambiente che li ospita, e che li bagnerebbe di nuovo se si saturasse di vapore.
  • Bassa umidità, così che l’evaporazione possa continuare in maniera costante senza che le molecole d’acqua tornino a depositarsi sugli abiti.

Questo è quello che di svela la scienza: ora che lo sappiamo, possiamo renderci conto di come le asciugatrici siano state costruite tenendo bene a mente gli insegnamenti di fisica e chimica, unendoli poi con le più alte competenze ingegneristiche. Se pensiamo all’ambiente in cui l’asciugatrice svolge il suo lavoro, cioè il cestello, ci accorgiamo che tutti questi tre accorgimenti sono rispettati a ogni ciclo. La temperatura sale rapidamente a cento gradi e li supera notevolmente, anche fino a 170 gradi.

L’aria è continuo movimento: da una parte, una ventola si occupa di introdurla all’interno del cestello con un flusso continuo, simulando un vento forte e asciutto, dall’altra il cestello stesso ruota garantendo che il calore si distribuisca in maniera uniforme, senza che gli abiti “soffrano” per la carenza di spazio tra loro. In ultima analisi, il cestello di un’asciugatrice è anche un ambiente secco, che combatte l’umidità: il meccanismo si basa proprio su un continuo ricircolo d’aria, risucchiando dal cestello quella umida – carica di molecole d’acqua appena estratte dai panni – e sostituendola con aria “nuova”, appena riscaldata.

Come funziona un’asciugatrice?

Abbiamo visto cosa succede quando asciughiamo i panni in casa: il vapore si separa dagli abiti lentamente, col calore, e rimane “intrappolato” nel vostro appartamento come se avessimo gettato il contenuto di una bottiglia d’acqua sulle pareti. Dove finisce, invece, il vapore che si crea all’interno di un’asciugatrice? I modelli più datati, detti “ventilati”, sono provvisti di uno scarico rivolto all’esterno tramite un foro nel muro o nella finestra dove passa un tubo, generalmente di acciaio inox. I più moderni, invece, fanno passare il vapore attraverso un filtro e poi lo raccolgono in un’apposita vaschetta, o tanica, posta alla base dell’elettrodomestico. Con l’abbassarsi della temperatura il vapore torna al suo stato originario, cioè l’acqua, e poi potrete liberarvene semplicemente svuotando la vaschetta. L’unico “effetto collaterale” che noterete sarà il maggiore calore generato nella stanza dall’asciugatrice durante il ciclo di lavoro.

Un consiglio: non gettate via nel lavello l’acqua raccolta nella vaschetta! Si tratta di acqua distillata, cioè priva di sali minerali, ottima quindi per innaffiare le piante, per riempire i deumidificatori dei caloriferi o per alimentare il ferro da stiro.

Proviamo adesso a entrare nel “cuore” di un’asciugatrice per capire come funziona. Come abbiamo detto, il suo scopo è ricreare in un ambiente chiuso le condizioni ideali per l’asciugatura: calore, movimento dell’aria e bassa umidità – in questo caso, si tratta di rimuovere continuamente l’umidità prodotta. Le asciugatrici sono in grado di combinare queste caratteristiche tramite il consumo di elettricità: certamente una fonte di energia più costosa di quella solare, ma potremo tenere sotto controllo la spesa in bolletta rispettando alcuni accorgimenti e scegliendo modelli ad alta efficienza. I rischi collegati all’asciugatura “elettrica” sono similmente ridotti, se siamo attenti nell’utilizzare il macchinario correttamente. Se svolgiamo la manutenzione ordinaria ad intervalli regolari e rispettiamo i consigli del manuale d’istruzione eviteremo guasti e malfunzionamenti.

Poi, ci resterà soltanto il compito di selezionare il programma più adatto per non rovinare i capi d’abbigliamento più pregiati o delicati: ricordiamoci che l’asciugatrice lavora ad alte temperature, mentre tessuti come lana o seta richiederanno un’opzione a temperatura più bassa affinché non si restringano, non si infeltriscano e non si creino smagliature. Tessuti che contengono alte percentuali di plastica, come gli impermeabili in stile k-way o lo spandex dei costumi da bagno, temono il surriscaldamento e dovremo evitare di introdurli nell’asciugatrice.

  • Al centro del macchinario troviamo un cestello in acciaio, detto anche tamburo, con dei fori attraverso cui passa l’aria. Nelle asciugatrici industriali o quelle di grandi dimensioni il cestello ruota sempre nella stessa direzione, mentre nelle più piccole macchine domestiche inverte la rotazione in senso orario e antiorario ogni trenta secondi circa, per “sciogliere” gli eventuali grovigli tra gli abiti.
  • L’elettrodomestico immette al suo interno aria fredda, pescandola dall’ambiente in cui è installata. La presa d’aria è generalmente posta sulla parte frontale dell’asciugatrice, perché sul retro rischierebbe di ostruirsi con polvere e sporco.
  • Una ventola, mossa da un piccolo motore elettrico, raccoglie l’aria e la indirizza verso il dispositivo riscaldante.
  • Passando attraverso il dispositivo riscaldante, spesso una resistenza elettrica o uno scambiatore di calore, l’aria aumenta di temperatura e diventa più asciutta. Il termostato si occupa di mantenere costante la temperatura dell’acqua, attivando o disattivando all’occorrenza l’impulso elettrico – in caso contrario, la macchina rischierebbe di surriscaldarsi o consumare troppa energia inutilmente. Selezionando in maniera manuale la temperatura a cui volete eseguire il ciclo di asciugatura, state a tutti gli effetti inviando nuove istruzioni al termostato.
  • L’aria calda è spinta nel cestello da una seconda ventola, e penetra attraverso i buchi più larghi posti sul retro del cestello. Nei modelli più grandi, l’aria filtra invece dal basso attraverso fori più piccoli e numerosi.
  • Una cinghia, solitamente composta di gomma e connessa allo stesso motore elettrico che attiva gli altri dispositivi, si occupa di far ruotare il cestello. Se sovraccarichiamo il cestello con una quantità di bucato eccessiva, la cinghia farà più fatica nel suo lavoro e rischierà, col tempo, di rompersi.
  • Mentre il cestello gira, la forza centrifuga spinge i panni verso l’alto e poi li fa cadere in basso, a causa della gravità. In questo modo il calore si diffonderà in maniera uniforme nel cestello assicurando una corretta asciugatura: anche in questo caso, un cestello troppo carico non permetterà all’aria di circolare liberamente, e vi ritroverete con una “palla” di panni che impiegherà più del tempo del dovuto ad asciugarsi.
  • L’aria “in uscita” dal cestello transita attraverso un filtro per pelucchi e lanugine, che talvolta si staccano dagli abiti insieme all’acqua. In alcune asciugatrici, questa operazione è agevolata da una seconda ventola che risucchia l’aria umida in maniera più potente. Ricordatevi di pulire il filtro per la lanugine regolarmente, meglio se dopo ogni ciclo di lavaggio: questi piccoli pezzi di tessuto posso diventare “invadenti”, se si accumulano, e causare un rischio incendio viste le alte temperature a cui lavora l’asciugatrice.
  • A questo punto, come abbiamo detto, resta solo da evacuare l’acqua in eccesso. Tramite un tubo connesso all’ambiente esterno, tramite uno scarico nel lavello come accade per le lavatrici o, più comunemente, attraverso la pratica vaschetta che raccoglie l’umidità condensata.

La temperatura: il calore è nostro alleato

La temperatura non è l’unica variabile che influenza l’asciugatura dei capi, ma è sicuramente la più importante. Va anche considerata l’umidità residua nel bucato, la quantità del carico e anche la libertà di movimento dell’aria all’interno del cestello, in modo che il calore si distribuisca equamente. Sono tutte variabili facili da controllare. Il cestello, innanzitutto, non va sovraccaricato e bisogna assicurarsi di pulire regolarmente i filtri per garantire un funzionamento corretto. Proviamo invece ad avvicinarci al concetto di temperatura. Anche questo può essere gestito e controllato, spesso decidendo preventivamente i gradi tramite un apposito comando sul menu, ma sarà meglio comprendere come l’asciugatrice sfrutta il calore sulla base delle soluzioni ingegneristiche che stanno alla base del suo funzionamento.

  • Settaggi base: agli inizi degli anni ’90, alcuni costruttori tentarono la strada del ridurre la temperatura interna delle asciugatrici. Le moderne asciugatrici hanno almeno tre cicli generici: bassa temperatura per i delicati, media e alta. Si passa, in sostanza dai 50 gradi ai 60. Si consideri che, secondo le principali organizzazioni per la sanità, la pelle può presentare lesioni come ustioni di terzo grado se esposta per cinque minuti a una temperatura di 45 gradi, tramite acqua calda di rubinetto. Il dettaglio più importante, dunque, è che l’asciugatrice non causi rischi al consumatore nel caso in cui debba interrompere il ciclo a metà o estragga il bucato dal cestello alla fine del ciclo.
  • L’elemento riscaldante: alcune asciugatrici, con particolari modelli, raggiungono temperature di 80 gradi. Una cifra comune per le grandi asciugatrici professionali, meno diffusa invece nei modelli destinati all’uso domestico. Per raggiungere queste temperature così alte, significa che l’elemento riscaldante deve avvicinarsi ai 100 gradi, che è la temperatura a cui bolle l’acqua; in questo modo, l’acqua evaporerà dagli abiti trasformandosi in vapore. L’elemento riscaldante è posto dietro la parte metallica del cestello, perciò evitate di toccarlo con le mani quando andate ad aprirlo per estrarre i capi d’abbigliamento, immediatamente dopo la fine del ciclo di asciugatura.
  • Sensori automatici per la temperatura: alcuni elettrodomestici hi-tech sono in grado di percepire autonomamente la temperatura e il livello di umidità all’interno dei capi d’abbigliamento. Il funzionamento è simile a quello delle sonde che inserite nel cibo durante la cottura in forno, per assicurarsi della temperatura interna. L’umidità, chiaramente, è una di quelle variabili che influenza direttamente la temperatura massima dell’asciugatrice.

Se si lasciano i vestiti nel cestello troppo a lungo, c’è il rischio di originare pieghe e infeltrimenti. Considerate che le asciugatrici sono studiate per rendervi i panni pronti per essere riposti in armadio esattamente alla fine del ciclo, quando il calore distende le fibre e vi evita il fastidio di dover stirare. L’ultima fase del lavoro, anche questa gestita dai sensori automatici, è un cosiddetto “ciclo vapore” che simula proprio il lavoro di un ferro da stiro tramite un piccolo spruzzo d’acqua sulla superficie calda del cestello.

  • Asciugatura e sanitizzazionele alte temperature delle asciugatrici vanno valutate anche sotto un altro aspetto. Permettono infatti all’elettrodomestico di eliminare completamente eventuali organismi nocivi presenti sugli abiti. Generalmente, l’acqua calda della lavatrice svolge la prima parte del lavoro annientando buona parte dei germi e dei batteri. Tuttavia, ci sono anche materiali troppo delicati per andare in lavatrice, come le piume, anche se la centrifuga è impostata al minimo. I costruttori di asciugatrici si appoggiano agli standard sanitari stilati dai principali enti del settore, e l’obiettivo è quello di uccidere il 99,9% dei batteri presenti nel bucato tramite il calore ad alte temperature.

Le asciugatrici nel tempo: un po’ di storia della tecnologia

Oggi rappresentano un elettrodomestico familiare, ma le asciugatrici in realtà sono un’invenzione piuttosto recente. Nel 1955, soltanto il 10% delle famiglie americane ne possedeva una, soprattutto perché i costi erano in molti casi proibitivi. All’epoca, si spendevano circa duecento trenta dollari per acquistarne una. Se aggiorniamo la cifra al cambio attuale, scopriamo che l’elettrodomestico sarebbe costato circa mille e seicento dollari. Oggi invece, cinquant’anni dopo, un’asciugatrice costa in media quattrocento dollari, o cinquecento euro.

Le prime asciugatrici furono costruite in Francia e Inghilterra, ma ci spingiamo indietro nel tempo fino al periodo a cavallo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo. Erano apparecchi molto diversi da quelli che conosciamo oggi. Venivano chiamati “ventilatori”: grossi cestelli in metallo traforati, per garantire la ventilazione, che venivano fatti ruotare tramite manovelle e posti sopra un fuoco accesso. Non è possibile far risalire quest’invenzione a un’unica persona, forse perché a nessuno interessava prendersi il credito per un’idea così poco efficace: i vestiti finivano per puzzare di fumo, si ricoprivano di cenere e pulviscolo e, talvolta, prendevano persino fuoco.

Un inventore americano di Dayton, nell’Ohio, tale George T. Sampson, formulò un nuovo progetto per’asciugatrice ventilata. Si posizionavano i capi su una sorta di stendino e il calore proveniva da una stufa, anziché dal fuoco. Il sette giugno del 1892 Sampson ottenne il brevetto per la sua invenzione.

Qui vediamo insieme una tabella relativa ai prezzi medi delle asciugatrici, divise per la tipologia di funzionamento.

TIPOLOGIA ASCIUGATRICEPREZZI MEDI
A CONDENSAZIONE200 – 500€
A POMPA DI CALORE500 – 800€
A GAS1000 – 1700€

J. Ross Moore, il proprietario di una fattoria nel North Dakota, nello stesso periodo gli faceva concorrenza. Stanco di stendere i panni all’aperto nel freddo inverno del nord, si rimboccò le maniche: costruì un capanno, vi installò una stufa e vi appese gli abiti ad asciugare. Nei successivi trent’anni, Moore approfittò di questo spunto per ideare un’asciugatrice automatica. Costruì un modello provvisto di cestello, alimentato a gas oppure a elettricità, ma faticava a trovare un partner commerciale per produrlo in serie. Alla fine, dopo molti rifiuti da parte di aziende scettiche, siglò un accordo con la Hamilton Manufacturing Company, con sede nel Wisconsin. Le prime asciugatrici elettriche, chiamate “June Day”, vennero vendute nel 1938.

Durante gli anni ’40 le asciugatrici crebbero in popolarità. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Hamilton si trovò a fronteggiare la concorrenza di altre ditte che sgomitavano nel settore degli elettrodomestici: la General Electrics ebbe grande successo, vendendo oltre sessantamila asciugatrici a gas ed elettriche ogni anno. Nel 1955 la Whirlpool lanciò sul mercato un’asciugatrice gas che prometteva di ridurre della metà il tempo necessario per l’asciugatura, per via della sua maggiore potenza di combustione.

Si cominciava anche a lavorare sui primi dettagli, per certi versi simili a quelli dei modelli che conosciamo oggi. Dal 1946 i costruttori implementarono controlli e pulsanti sulla parte frontale, aggiunsero un timer, uno scarico per l’aria umida, un sistema di controllo della temperatura e un ciclo di raffreddamento. Nel 1958 comparve sul mercato un’asciugatrice che sfruttava la pressione negativa per un’asciugatura più efficiente, un sistema usato ancora oggi. Nel 1959 fu la volta dei primi sensori automatici, che interrompevano l’afflusso di energia elettrica quando il bucato era asciutto.

Nel 1972 arrivarono gli inneschi elettrici per le asciugatrici a gas, e nel 1974 toccò ai controlli microelettronici per regolare la tempistica del ciclo di asciugatura. Nel 1983 il pubblico apprezzò le prime asciugatrici con partenza del ciclo ritardata, in modo da poter utilizzare il macchinario lontano dalle ore di punta o quando non si era presenti a casa. Nel 1985, con una distribuzione ormai capillare in tutto il mondo, si pensò a dettagli estetici come istruzioni in più lingue e menu facili da leggere.

Le asciugatrici oggi: una meraviglia tecnologica

Da allora, le asciugatrici sono diventate la meraviglia tecnologica che conosciamo oggi – quasi un miracolo, se pensiamo alla semplicità dei rudimentali modelli di inizio del secolo scorso. La tecnologia oggi è al servizio delle necessità della vita contemporanea e si occupa allo stesso tempo di risolvere le preoccupazioni più urgenti. Ad esempio, quella per il rispetto dell’ambiente e per il contenimento dei consumi, con modalità di funzionamento sempre più efficienti dal punto di vista energetico. L’idea è quella di salvaguardare le risorse naturali, e al contempo dare una mano al nostro portafogli: una situazione che, qualora si realizzasse perfettamente, rappresenterebbe un successo su entrambi i fronti.

Si brevettano anche nuove funzioni. I touch screen con schermi a cristalli liquidi o a led, per esempio, oggi comuni su ogni modello di asciugatrice, con la possibilità di impartire istruzioni al macchinario – nonché controllarne il funzionamento – da remoto, tramite un’app dedicata installata sul nostro telefono cellulare. Una nuova generazione, in poche parole, di futuristici elettrodomestici smart.

Poi, siccome a nessuno piace spendere soldi e perdere tempo per riparare un macchinario difettoso, i progressi tecnologici sono andati di pari passo con un’affidabilità meccanica sempre crescente: un grande sforzo da parte dei tecnici e degli ingegneri, se consideriamo che più un sistema è complesso ed elaborato, più le sue parti sono “delicate” e soggette a guasti. Oggi le asciugatrici, anche quelle che in passato creavano qualche grattacapo in più come i modelli combinati lavasciuga, hanno raggiunto eccellenti standard di qualità, certificati dalle principali ricerche del settore. Alcuni modelli vantano un’efficienza energetica misurata nella massima classe, la A+++, secondo l’etichetta europea Energy Label, che garantisce e controlla i consumi secondo precisi accordi internazionali.

E infine, siccome anche l’occhio e l’orecchio vogliono la loro parte, le asciugatrici sono diventate sempre più silenziose durante il funzionamento (un toccasana per chi vive in appartamenti molto vicini tra loro, e magari attiva l’elettrodomestico di sera) e sfoggiano soluzioni di design innovative, audaci e alla moda che le rendono, a tutti gli effetti, eleganti elementi di arredamento.

I programmi e le opzioni

Tutti i modelli di asciugatrici sono equipaggiati con programmi studiati per non rovinare i tessuti e per asciugarli mantenendo un grado differente di umidità per favorire la stiratura; fate essiccare completamente il bucato per riporlo in cassetti e armadi (es. capi in tessuto “no stiro”) o adoperarlo subito (es. biancheria, asciugamani, accappatoi e altro). Potete anche usufruire del programma di antipiegatura, che elimina la formazione di antiestetiche pieghe grazie al ciclo di raffreddamento. Il programma a base di aria fredda consente di rinfrescare velocemente biancheria per la casa e capi usati poco o rimasti a lungo nell’armadio.

L’alta temperatura non rovina i capi, come si potrebbe pensare inizialmente: anzi, il processo dona morbidezza alle fibre perché il calore tende a dissipare gli elementi calcificanti contenuti nell’acqua che la centrifuga può eliminare solo in parte. Ovviamente i capi delicati e in lana devono essere sottoposti a un trattamento adeguato, in cui la temperatura dell’aria non raggiunge i massimi livelli. Proprio per questo motivo, il tempo di asciugatura varia in base al programma preselezionato.

Alcuni modelli di asciugatrici sono dotati di sensori automatici che possono rilevare la quantità di umidità residua del bucato e controllare di conseguenza il tempo di asciugatura, che normalmente si aggira intorno all’ora e mezza (90/100 minuti circa), andando da un minimo di circa 30 minuti a un massimo di due; si tratta di un modo efficace per limitare i consumi ed eliminare gli sprechi.

Le asciugatrici possiedono funzioni specifiche per diversi tipi di tessuto, e per capi d’abbigliamento destinati a utilizzi differenti. I più classici sono i programmi delicati per lana e seta, ma ci sono impostazioni personalizzate anche per capi sportivi, cuscini, capi da attività all’aria aperta o outdoor, jeans, camicie. Su tutti i modelli troverete anche una funzione espresso, o asciugatura rapida, e ovviamente l’opzione misti, esattamente in una lavatrice, per asciugare con impostazioni standard un carico di indumenti generici, senza tessuti particolarmente delicati. Esistono infine opzioni dedicate a chi ha problemi di allergia e vuole sanitizzare il bucato, eliminando germi e acari dal cotone, e c’è anche la possibilità di profumare il bucato o impermeabilizzare i capi d’abbigliamento tramite fissaggio termico, rendendoli idrorepellenti.

Gli accessori

Ora che abbiamo un’idea più chiara su come lavorano le asciugatrici, ci rimane un ultimo passo da fare; pensare, cioè, a tutti quegli elementi che fanno loro da contorno. Esiste in commercio una vasta gamma di accessori da sfruttare sia in fase di installazione che durante il ciclo di asciugatura: certe volte è una questione di gusti e di abitudini, certe altre si tratta di elementi vitali per il funzionamento dell’elettrodomestico e in ulteriori casi, invece, alcuni stratagemmi possono rappresentare davvero una soluzione salva-vita. Vediamo alcune opzioni a disposizione dei consumatori.

  • Supporti e rialzi in fase d’installazione. L’asciugatrice si usa ogni giorno, o a giorni alterni. Piegarvi fino a terra, se avete mal di schiena, non sarà semplice, specialmente se vivete in spazi stretti. Cercate allora dei supporti rialzati per montare l’asciugatrice a qualche centimetro da terra, con la maniglia dell’oblò all’altezza dei vostri fianchi: poi dopo il montaggio assicuratevi che sia salda, applicando apposite staffe. Simili accessori vengono utilizzati quando si installano gli elettrodomestici in colonna: di solito, l’asciugatrice sopra la lavatrice, entrambe a carica frontale. Anche qui, sarà più prudente scegliere appositi piedistalli e staffe forniti dal produttore, oppure universali ma prodotti da aziende certificate, per incastrare al meglio i due macchinari: visto il peso, meglio non rischiare!
  • I filtri e gli altri elementi interni. Le asciugatrici sono provviste di un importante filtro per la lanugine, o pelucchi. Si occupa di raccogliere quelle piccole parti di tessuto in eccesso che si staccano dai capi insieme all’acqua, estratta dal calore. Questo filtro va pulito dopo ogni ciclo di asciugatura e sarà vitale sostituirlo subito in caso di rotture. Accumulandosi il materiale interromperebbe il corretto passaggio dell’aria calda nel cestello e potrebbe surriscaldarsi, conducendo al rischio di un incendio. L’operazione di manutenzione, tuttavia, è facile. Il filtro è collocato appositamente in un punto facile da raggiungere, protetto da un piccolo pannello. Anche la vaschetta di raccolta per l’acqua condensata è posizionata in maniera simile. Va estratta e svuotata regolarmente: se si riempisse, un sensore interromperebbe il ciclo di lavoro della macchina lasciandovi coi capi ancora umidi. La buona norma invece è quella di svuotarla prima che raggiunga la capienza massima, perché raccoglie quell’umidità che il calore “separa” dagli abiti. Anche l’elemento riscaldante va sottoposto a regolare manutenzione, anche se con ritmi meno frequenti. Si tratta di una resistenza elettrica o, più frequentemente, di uno scambiatore di calore. Bisogna assicurarsi della sua pulizia e testarne il corretto funzionamento.
  • L’installazione. La maggior parte delle asciugatrici non richiede il montaggio di accessori specifici in fase d’installazione, perché come abbiamo visto l’umidità residua viene gestita all’interno del macchinario tramite filtri e vaschette. I modelli aerati, invece, che sono più datati ma comunque presenti sul mercato, richiedono un tubo, generalmente in acciaio, che permetta di scaricare il vapore all’esterno tramite un foro nel muro o nella finestra. Allo stesso modo, anche le asciugatrici a gas necessitano di un simile accorgimento, ma in questo caso l’installazione dovrà essere praticata da un tecnico specializzato e ci si dovrà assicurare che l’ambiente scelto sia adatto: questi modelli lavorano tramite una vera e propria combustione, come una comune caldaia, e oltre al vapore devono liberarsi anche dei prodotti della combustione stessa rispettando precisi standard di sicurezza.
  • E per un bucato profumato? Così come esistono particolari prodotti profumatori per la lavatrice, si trovano in commercio particolari soluzioni valide anche per l’asciugatrice. Nello specifico, parliamo di “palline” che rilasciano fragranze durante il ciclo di asciugatura, con odori ispirati a vari elementi naturali. Vanno semplicemente inserite nel cestello, senza nessun accorgimento extra. Considerate anche quelle cure da praticare dopo l’asciugatura, che in certi casi potrebbero regalare un profumo più duraturo: quei fogli, ad esempio, da introdurre nell’armadio a contatto coi vestiti. Esistono infine particolari accessori, anche questi sotto forma di fogli, che se inseriti nel cestello si occupano di catturare l’elettricità statica dagli abiti, evitandovi quel fastidioso effetto “scossa” quando li indossate o maneggiate.

Risolvere i problemi di accessibilità: un aiuto per le categorie svantaggiate

Trovare una persona che si diverta a fare il bucato, si sa, che è una cosa rara. Se poi avete dei problemi di accessibilità, come un infortunio, un dolore alla schiena, o un handicap visivo o cognitivo, utilizzare una lavatrice o un’asciugatrice può diventare un compito ancora più arduo. Abbiamo pensato a questa categoria di persone, i cui problemi solitamente non vengono presi in considerazione quando si parla dell’utilizzo “standard” di un elettrodomestico, e proponiamo qualche consiglio per migliorare la qualità della vita grazie al supporto offerto dalla tecnologia.

Se siete costretti in una sedia a rotelle o avete problemi alla schiena

  • Le asciugatrici a carica frontale sono generalmente più facili da raggiungere. La macchina può essere montata su una superficie rialzata, in modo da non doversi piegare dolorosamente ogni volta che la utilizziamo – il modo migliore, se lo spazio in cui viene installata lo consente, sarebbe sedersi prima di riempire o svuotare il cestello. In alternativa, sistemare l’asciugatrice in colonna, cioè sopra la lavatrice, la posizionerà a un’altezza adatta per accedervi in posizione eretta.
  • Se possediamo un’asciugatrice con cestello a capacità ridotta, significa anche che il cestello sarà meno profondo e sarà più facile raggiungere il retro e le parti più nascoste per raccogliere i capi d’abbigliamento più piccoli.
  • Se il pannello di controllo è situato sulla parte frontale o superiore del macchinario, l’accesso sarà più comodo rispetto a quei casi in cui lo troviamo installato sul retro.
  • Assicuratevi che la maniglia del portellone e i comandi del menu digitale siano dallo stesso lato, destro o sinistro a seconda delle preferenze, e che si trovino al livello più basso possibile. In questo modo, non dovrete muovervi continuamente per azionarli e avviare il ciclo di asciugatura.
  • Controllate che l’oblò sia facile da aprire e manovrare: i migliori, e più pratici per le operazioni di carico e scarico, sono quelli dall’apertura ampia che possono spalancarsi fino a 180 gradi ruotando sui cardini.
  • Se preferite un macchinario con carica dall’alto, cercate quei modelli con capacità di carico ridotta in modo che il cestello non sia troppo profondo. Dovendo accedervi dall’alto, potrete avere difficoltà e ritrovarvi in posizioni scomode per raccogliere tutto il bucato.
  • Alcune asciugatrici sono equipaggiate con tecnologie autopulenti: questo significa che la manutenzione manuale di alcuni accessori, come i filtri, sarà ridotta e voi ne risparmierete in fatica e salute.
  • Una lavasciuga, cioè una combinazione di lavatrice e asciugatrice in un unico elettrodomestico, costa qualche euro in più di un modello singolo ma potrebbe risparmiarvi alcune operazioni di carico e scarico, visto che condividono il cestello. Considerate, tuttavia, che la capacità di asciugatura, in termini di chilogrammi, è circa la metà di quella di lavaggio perché il bucato dev’essere leggermente steso per meglio assorbire il calore. Dovrete gestire la quantità di panni da lavare tenendo conto di questo dettaglio, o suddividere l’asciugatura in due sessioni.

Se avete un problema agli arti superiori

  • Anche in questo caso, le asciugatrici con carica frontale sono più semplici da utilizzare
  • Cercate quelle asciugatrici equipaggiate con menu semplici: avvio con un unico tasto, pochi comandi con grandi bottoni facili da premere, e la possibilità di memorizzare un “ciclo di asciugatura preferito” in modo da non dovere programmare le opzioni manualmente ogni volta.
  • Assicuratevi che l’oblò sia leggero e che la maniglia sia grande, facile da afferrare e non troppo dura da aprire.
  • I controlli “a ruota”, come spesso sono quelli per la temperatura di asciugatura, possono essere difficili da manovrare se mancate di forza o sensibilità nelle mani. Meglio optare per i più moderni controlli elettronici che funzionano tramite la semplice pressione di un pulsante.

Se avete problemi di vista

  • Le etichette e i controlli dell’asciugatrice saranno più facili da distinguere e individuare se sono grandi, rialzati rispetto alla superficie (in modo da trovarli anche tramite il tatto), con colori accesi e un buon contrasto – i più facili da leggere sono scritti in nero su sfondo bianco.
  • Le maniglie, i bottoni e gli altri elementi del menu dovranno essere di grandi dimensioni e non troppo vicini tra loro.
  • Generalmente, meglio disporre di poche funzioni programmabili per evitare di sbagliarsi. Quando i programmi disponibili sono molti, l’etichetta che li elenca può diventare davvero “affollata”, dunque un problema per chi soffre di un difetto alla vista. Anche in questo caso, la possibilità di impostare un “ciclo di asciugatura preferito” potrà venirvi incontro risparmiandovi la lettura delle opzioni.
  • Fate riferimento ai suoni che udite quando azionate l’asciugatrice: piccoli beep emessi dal macchinario quando premete i pulsanti, ad esempio, o il segnale di avvio e fine ciclo. Se questi suoni saranno diversi, differenziati cioè per ognuna delle diverse operazioni, sarà più facile riconoscerli.
  • Se il locale scelto per l’installazione è scarsamente illuminato, preferite un display a cristalli liquidi LCD, più luminoso e dotato di un buon contrasto tra chiari e scuri.

Se avete problemi cognitivi o relativi alla memoria

  • La migliore raccomandazione, è che le etichette siano le più chiare possibili.
  • Per alcune persone, immagini, disegni o grafici potrebbero essere preferibili alle parole.
  • Cercate un elettrodomestico con un menu essenziale, che abbia poche opzioni.
  • In merito alle asciugatrici che mandano un segnale audio, per avvisare dell’inizio o fine del ciclo o quando si premono i tasti: il suono potrebbe confondere alcuni utenti, ma in caso di problemi di memoria, un allarme di fine ciclo potrebbe invece rivelarsi molto utile.

Installare un’asciugatrice a carica frontale su un supporto rialzato

Se soffrite di dolori alla schiena o siete costretti su una sedia a rotelle, accucciarvi o piegarvi per caricare e scaricare l’asciugatrice può rivelarsi difficile. Per aiutare a risolvere questi problemi di accesso, è possibile sistemare l’asciugatrice a carica frontale sopra un supporto rialzato, in modo che l’oblò sia alla stessa altezza dei vostri fianchi. Bisogna assicurarsi che questa piattaforma sia stabile, solida e dritta; dev’essere in grado di sostenere il peso ingente di un’asciugatrice, di norma 65 kg.

Il peso stesso del macchinario è una garanzia, in questo senso, perché farà sì che il supporto non si muova da terra. Tuttavia, consideriamo che la macchina produce delle vibrazioni durante il funzionamento. Alcune asciugatrici sono accessoriate con piccoli piedistalli, montati sui quattro angoli, e solitamente i due frontali possono essere bloccati per eliminare ogni piccolo movimento. In alternativa, è possibile applicare delle staffe che uniscano a tutti gli effetti l’elettrodomestico col supporto: questo sarà particolarmente utile se avete intenzione di acquistare una lavasciuga, perché la centrifuga che conclude il ciclo di lavaggio precedente all’asciugatura genera vibrazioni importanti e pericolose.

Esistono in commercio delle piattaforme appositamente studiate per rialzare le lavatrici e le asciugatrici a carica frontale, per un’altezza di circa 38 centimetri sul livello del pavimento. Per installarli, la prima cosa da fare è assicurarsi che il piedistallo sia in posizione e sia “a bolla”, cioè allo stesso livello del terreno. Poi si potrà sistemare l’asciugatrice sopra di esso, rivolgendosi a un operaio specializzato o facendosi aiutare da più persone, visto il peso da sollevare. Per prevenire movimenti orizzontali, si provvederà poi a bloccare i piedi dell’asciugatrice o collegarla al supporto con le staffe. Se la stanza che avete scelto per l’installazione ha spazi ristretti l’operazione sarà scomoda, ma si tratta di un problema che dovrete affrontare una volta sola: dopo, potrete goderne i vantaggi nell’utilizzo quotidiano.

Il miglior test per verificare che il macchinario sia ben fissato? Se possedete una lavasciuga, si tratta di avviare un ciclo di centrifuga alla massima velocità, con all’interno un carico distribuito in maniera non uniforme. L’elettrodomestico deve rimanere ben saldo sul proprio piedistallo, anche durante il funzionamento, e lo stesso supporto non deve spostarsi dal pavimento.

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